
LIBERA!
Torino: da città industriale a città industriosa
Torino “capitale” dell’antimafia il 21 Marzo 2006. L’intuizione subito chiara e condivisa al momento dell’ufficializzazione di Torino è stata la volontà di creare “ponti” tra nord e sud, tra est e ovest. Il 21 Marzo a Torino come occasione per ribadire la solidarietà nazionale sulla questione della lotta alle mafie, come occasione per rendere tanto più tangibile il filo rosso che lega tutti i territori italiani nella memoria, nella resistenza, nella elaborazione di culture e prassi sociali e politiche antagoniste alle mafie.
Ecco la tesi fondamentale: non c’è legalità senza qualità. Qualità del lavoro (Gela), qualità della politica (ad esempio, produzione normativa), qualità dell’economia, qualità dell’ambiente, qualità della scuola, qualità urbana, qualità dell’assistenza.
Non c’è qualità senza “reti”.
In questa epoca di grave crisi dello Stato “Sociale” diventano fondamentali le “reti” per costruire quella “qualità” fondamento di legalità democratica. “Reti” che promuovono, che costruiscono opportunità, che sorreggono, che tutelano, che rappresentano. “Reti” locali (di quartiere, nazionali), “Reti” internazionali.
In questa epoca di grave crisi dello Stato “Sociale” diventano fondamentali le “reti” per costruire quella “qualità” fondamento di legalità democratica. “Reti” che promuovono, che costruiscono opportunità, che sorreggono, che tutelano, che rappresentano. “Reti” locali (di quartiere, nazionali), “Reti” internazionali.
Ma oltre e contro queste reti di vita, ci sono le reti di morte.
Le reti di chi si organizza per diffondere intimidazione, paura, violenza… di chi si attrezza per distruggere quella qualità della vita e per sgretolare direttamente e indirettamente quella legalità democratica. Le reti di morte sono le organizzazioni criminali che soffocano il territorio: con il pizzo, l’usura, il traffico di sostanze stupefacenti, di persone, l’infiltrazione negli appalti pubblici, nell’economia legale. Le reti di morte sono le organizzazioni criminali che hanno fatto i conti con la globalizzazione e si sono internazionalizzate in maniera assai efficace.
Un 21 marzo attento alle “reti” dunque: quelle di vita e quelle di morte.
Consapevoli di quanto spesso le une siano contigue alle altre, di quanto sia difficile, a volte impossibile, tracciare confini troppo precisi, non vogliamo avventurarci in valutazioni sommarie che rischiano di travolgere l’unicità dell’esperienza del singolo. Ciò nonostante non rinunciamo a dare giudizi chiari culturali e storici su quei fenomeni che vanno in un senso piuttosto che nell’altro.
Un 21 marzo che nel fare memoria delle vite spezzate dalle mafie, vuole tanto più impegnarsi con e per i “vivi”, perché quanto più vengano meno il dolore, la solitudine, la paura, lo scoramento di chi c’è. Perché tanto meno vi sia bisogno di “eroi solitari” e tanto meno si debbano piangere in futuro altri morti. Per questo un 21 Marzo che sottolinei con forza la scelta di Libera di essere “rete” che si fa prossima a chi è vivo e si trova in situazioni di sofferenza. Libera come rete che si fa prossima ai famigliari delle vittime di mafia, che si fa prossima alle vittime di reato, che si fa prossima ai testimoni di giustizia, che si fa prossima a chi indaga e a chi amministra in situazioni difficili.
Tratto da: www.libera.it
Pensate! Cugina B.
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