mercoledì 31 maggio 2006

Past the sound within the sound.

Past the voice within the voice.

Leave your office, run past your funeral,

leave your home, car, leave your pulpit.

Join us in the streets where we,

join us in the streets where we.

Don’t belong, don’t belong.

You and the stars......

(New year’s prayer, Jeff Buckley)

 

 

 

Torno in Piazza Loggia, che ne dite?

 

Ultimamente c’è in giro un tormentone che mi affligge quasi più di quella clamorosa cagata di sole-cuore-amore. Oppure, citando la contro-versione di Lella Costa, “dammi tre parole: cacca, puzza, odore!”.

Allora, il punto è che in giro si spiffera che l’indignazione non muove più.

Leggo che si è perso il gusto di dissentire, non conviene più farsi valere.

Mica vero!

Chi può essere il borioso trombone attempato che sostiene ciò?

La maggior parte della gente che dice così il culo l’ha mosso un gran poco, oh yeah.

Tra l’altro temo proprio che non abbiano mai mosso il grazioso posteriore in vita loro…

Forse neanche per ballare, dannazione che peccato!

 

Questa idea di mancanza nasce dal fatto che l’indignazione stessa interessa un gran poco.

Al circuito dei media convenzionali e televisivi non va, probabilmente sono esausti della mancanza di lustrini che il dissenso comporta.

Lo ammetto, alla protesta manca il varietà. Sul serio, non è una battuta, non riesco a capacitarmene!

Comunque ad ognuno il suo stile, non c’è dubbio.

Non è sempre necessario fare numero in piazza. Anzi, sarebbe decisamente meglio comportarsi in modo coerente attuando le proprie convinzioni, non solo portarle vistosamente a spasso per cortei con quegli squallidi guinzagli retrattili, comodissimi appunto per far tornare indietro le idee quando nessuno lo può vedere.

 

Detto ciò: questo, assolutamente, non è il caso di Piazza Loggia.

In Piazza Loggia bisogna esserci. Fermarsi e starci.

Ogni anno, ogni 28 Maggio.

E’ un dovere, credo proprio che sia così.

E’ anche un sentimento d’amore nei confronti della giustizia che manca, non potrebbe essere altrimenti.

 

Lunedì mattina leggevo nella cronaca cittadina del Bresciaoggi che non è giusto dare la dicitura di STRAGE DI STATO. Ma allora, alla luce di questi ultimi 32 anni di insabbiamenti, che cos’è stata quella mattina se non una strage di stato?

 

Quindi?

 

 

Vi giro il dubbio valà,

Barbara.

 

 

lunedì 29 maggio 2006

28 MAGGIO 1974

 28 Maggio 2006.

Piazza Loggia,

 Brescia.

 

Oggi non mi va di riportare parole, cucio qua solo le immagini del muro di fiori.

Nessuna VERITA’, nessuna GIUSTIZIA..

Ancora, ancora e ancora.

Ancora……………..

 

 

Barbara.





Piazza Loggia, 28 Maggio 2006

venerdì 26 maggio 2006


RUGGI BOY, alias OMBRELLONE, alias PAPA ZERBINO XIV, alias RUTTO BOY


Cara cugina,


come sempre ci hai fregato sul tempo!
D’altra parte non possiamo esimerci, a nostra volta, dall’intervenire sull’evento odierno: 26 maggio 2006, compleanno di Ruggio.


Innanzi tutto io mi sono precipitata a scrivergli un SMS di auguri alle 7.00 della mattina (sapete, più divento vecia, più tendo ad alzarmi prima: rassetto il balcone, metto fuori le coperte, bagno i fiori e le piante, faccio colazione, mi lavo [non troppo], sistemo la micia e infine parto [a piedi, che figata!] per il lavoro), perciò dovrei sentirmi a posto con la coscienza. MA L’INTERVENTO DELLA CUGINA mi ha stimolato qualche riflessione, che proverò qui ad esprimere per tutti voi.


Dovete sapere che Ruggi Boi (userò qui il soprannome Nazionalpopolare non-violento, come suggerito dalla cugi B) ha incrociato le strade della famiglia Raza-Belleri molti anni fa quando, a causa della penuria di studenti, l’Istituto Tecnico Commerciale di Sarezzo, allora ancora senza nome, soppresse alcune sezioni e fuse i relativi studenti in altre sezioni: indovinate chi c’era tra i FUSI?! Ruggi Boy!!!! Così me lo ritrovai in classe in III superiore (così almeno mi pare: capite bene che gli anni intercorsi sono uno strafottio).


In quel tempo, Ruggi Boy manifestava evidenti segni di cattolicesimo clericale, pur non disdegnando la musica rock (Billy Idol, Bon Jovi…), e soprattutto tentazioni politiche democristiane (ahhh, la balena bianca!): infatti, alla vigilia del nostro primo voto politico (le elezioni del 1992), mi confidava che la destra non gli piaceva, ma neanche i COMUNISTI…


Ora: so benissimo che il nostro negherà tutto, ma cari lettori, così andarono le cose.


Devo dire che iniziò ben presto il percorso gandhiano di Ruggi Boy, che lo portò sui sentieri del pacifismo e della non violenza, passando attraverso il ripudio della fede cattolica (non me ne voglia la famiglia).


Durante questo percorso Ombrellone (utilizzerò qui il soprannome mistico-utopico, come suggerito dalla Cugi B) s’invaghiva di più donnine (mai di uomini), ma in particolare, e già in età adulta, di tale S. Anna delle Guadalupe: si deve a tale ostinata deriva l’ulteriore soprannome ecclesiastico-sentimentale di Papa Zerbino XIV.

A questo punto non posso esimermi dal dare qualche spiegazione sull’ultimo dei soprannomi attribuito al nostro.


Dovete sapere che da lunghi anni ormai è invalsa la buona pratica di recarsi in quell’ameno paesino della Valtrompia che è Magno (di Gardone) per disputare, tutti i mercoledì, un’estenuante partita a basket che dura tra l’ora e mezzo e le 2 ore e si conclude con punteggi tipo 100 a 98 o 100 a 90 o cose del genere. Ebbene: è capitato più volte che il nostro festeggiato manifestasse evidente problemi gastrointestinali o comunque di digestione, dovuti o al clima rigido di quei posti polari, o ai 2 kilogrammi di pastasciutta che il nostro è solito mangiare prima delle partite. Purtroppo, l’unico modo per liberarsi e poter giocare in tranquillità, per non avere un sottofondo di rutti interni e gorgoglii, è quello di ruttare orribilmente tutta l’aria inside: così l’elegante e beatlesiano Ruggi Boy è divenuto Rutto Boy.


Che dire di tutto ciò? BUON COMPLEANNO RUGGIO!!!! 


Giiiiiiiissssssssssss



giovedì 25 maggio 2006

Sympathy for Ruggio…

(sssshhhhhhh non spargiamo la voce, grazie!)

 

 

Progeniume varia!

 

Oggidì appaio in questo asilo virtuale per misurarmi con il fatto del giorno di domani, il trentaqualcosesimo  compleanno di Ruggero.

Sì lo so che sono 32, osti, non si può più scherzare da quando ci sono quelli lì i al governo….

Temendo maledettamente la concorrenza di voialtri vi anticipo e dribblo come soltanto il mitico Garrincha avrebbe osato fare. Mò beccatevi ‘sto tunnel!

 

Tuttavia, prima di sedermi al vostro patrizio cospetto, ho dovuto sottopormi ad una terapia d’urto che mi aiutasse a limare la cuspide rognosa che reiteratamente scaglierei volentieri nel deretano del festeggiato…

Il mantra guaritore prevedeva l’ingestione a raffica di damigiane di Cedrata Tassoni e la successiva invocazione a pieni polmoni (e apparato digerente) della seguente cantilena:

 “burp, burp, burp” ad infinitum!

Ora sono incondizionatamente priva di sentimenti ostili, nonché di flato catastrofico, perciò non avverrà la tanto temuta turlupinatura.

 

La scheda biografica di Ruggero parte con le fondamenta, ovvero i soprannomi che gli sono stati assestati addosso come un “coppino-frontino”:

1)      Mistico-utopico: OMBRELLONE;

2)      Nazionalpopolare non-violento: RUGGIBOI;

3)      Neorealista profetico: RUTTOBOI;

4)      Ecclesiastico-sentimentale: PAPA ZERBINO XIV.

 

A questo punto potremmo anche ripercorrere step by step i passi dell’ancora giovane amico sale e pepe.  Come uno Zelig della famiglia lo troveremmo in ogni nostro ricordo, rimpianto, traccia, nota, evocazione, discorso, aneddoto…

Diciamo che l’uomo R. manca solo nelle nostre più scadenti fantasie sessuali e poi la colonizzazione sarà avvenuta totalmente.

Al tal punto deporremo le armi di distrazione di massa e lui sarà lì ad impadronirsi di noi, beato e con il savoirfaire di un praticante dell’amore.

 

In questa vigilia di festa sono certa di ricevere i vostri consensi e “gimme five” quando dichiaro che tutti noi supplicheremo (al più presto) il qua onorato amico di rendere pubblico il bizzarro, magnifico e sollazzevole album fotografico della sua infanzia:

“Li mortacci Ruggè, daje de kodak”!

 

Eppi bordei a te caro Hombre, festeggiosa come un molosso mattacchione mi attacco con i canini alle tue caviglie in segno di infinito giubilo!

 

Bau,

Barbara.

lunedì 15 maggio 2006

ARE YOU
WOMAN
ENOUGH
TO BE
MY

MAN?

(“Hail, Hail” - Pearl Jam)

 

 

 

 

Consanguineanza di tutto rispetto!

Finalmente ci possiamo ritrovare su queste pagine consci di aver riconquistato una certa calma.

Stato apparente, certo, però siamo tutti un po’ più tranquilli.

 

Finalmente l’italica vita democratica ha fatto un passo in avanti.

Ma “indove” chiederete voi?

Verso la GERONTOCRAZIA, ecchecacchio, altrimenti verso che cosa d’altro?

Oggi il mio nucleo familiare si è riunito davanti al televisore per ascoltare il discorso d’insediamento del nuovo Presidente della Repubblica.

Cavolo che emozione, mortacci che atmosfera, sembrava di assistere a dei funerali di stato!

Vi confido di essere stata l’unica a seguire vorace tutto l’intervento del Pres., gli altri coinquilini si basano sui miei sunti…

 

Ma veniamo al vero argomento principe (ovviamente se si esclude la clamorosa smentita della partecipazione ad un film porno da parte di Stefania Nobile), ovvero:

CALCIO CHAMPAGNE, RUTTI A GO-GO’!!!

 

Non se ne poteva più di seguire questo tipo di fùtbol-azionario:

a) arbitri chiusi nel cesso,

b) 4-4-2 senza vergogna alcuna,

c) creatività farmacologica.

E’ il primo passo, non ci rimane che aspettare qualche bella epurazione, un PULICICLONE nella  cupola della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

 

Con sicumera so di essere la portavoce di tutti i cugini infanti (quelli che abitualmente siedono al tavolo dei piccoli durante i comizi del parentado) quando dico che auspico ad un veemente ritorno in auge dei tornei all’ultimo ginocchio sbucciato, of course, di Palla-Cortile.

Sì, quelle interminabili partite di calcio che si svolgevano nei cortili delle nostre abitazioni e che ci hanno visti tutti, o quasi, protagonisti.

Pallonate in pancia, sgambetti sul cemento, reti fantasma, regole improvvisate e a fine partita un’acqua e tamarindo per tutti!

 

Mi ero ripromessa di non leggere più le recensioni dei libri ma soprattutto di non prendere più nessun libro influenzata da una critica. Cazzo, non ce l’ho proprio fatta!

Così in biblioteca mi sono messa sotto l’ascella deodorata ad arte “Dies Irae” di Giuseppe Genna per prenderlo in prestito.

Devo ancora iniziarlo, ammetto che in questo periodo vado avanti a consumare le diottrie sui fumetti: Papeide di Vauro, Pertini di Andrea Pazienza, V per Vendetta di Moore & Lloyd….

 

Altri investimenti nel mattone emozionale: Black Hole, Black Canvas dei Motorpsycho.

Un doppio che sottolinea con stile i tumulti ormonali della sottoscritta.

Roba che scorre veloce in perfetto equilibrio tra le schitarrate ipnotiche del mitico Angels and Daemons at Play e il più sviolinato Let Them Eat Cake.

Un “give them five” per gli ‘Psycho!

 

Un’abbaiata a todos,

la vostra scodinzolante Barbara.

venerdì 5 maggio 2006

MATILDA ED IO


Carissimi,


mentre impazza il toto ministri, il toto Colle, il toto vattelapesca, io e la mia fantastica gattina stiamo a guardare dall’alto, con un certo disincanto realista e un po’ compassionevole.


Certo, avere un Fausto Bertinotti alla presidenza della Camera e un Max d’Alema al Quirinale o componente del futuro governo del mortadella, ci sbalestra un po’, perché E’ TUTTO UN ALTRO MONDO rispetto a quello cui eravamo abituati solo fino a pochissimi giorni fa: Casini, Pera, Berlusconi, Gasparri, Bondi, Dell’Utri, OHMIODDIO…


Ci sembra, anche solo così, che l’Italia stia riguadagnando punti e che comincerà un nuovo modo d’intendere l’Italia: quasi potremo comprare le felpe e le T-shirt con scritto ITALIA e non vergognarci più quando andiamo all’estero!!


Matilda – che verrà al Festival di Benicassim in Spagna – ha già preparato la bandana bianco-rosso-verde.


Allora a presto, vostre inviate dal Belpaese,


Gisssssssss&Mat


Matilda

mercoledì 3 maggio 2006

CATOBLEPA FOR PRESIDENT!

 

Sfreccia, impenna, esclama “porco dito”!

 Io rimango abbrustolito dalle fiamme espulse dalla peto-marmitta.

Motociclo, motocarrozzetta, sgomma, inchioda, va a manetta e fa cagare addosso i matusa e il governo (…).

 

Subdolo il governo si avvicina travestito da piscina traboccante di analcolico biondo.

Un giovane si tuffa nella vasca come un vero Gian Burrasca ma a contatto con il liquido esclama:

 “Ma vaffancuore, questo è il terribile analcolico moro, aiuto Supergiovane!” (…)

 

Catoblepa, Catoblepa, io ti dono le mie Tepa per il viaggio che conduce all’aldilà!

 

di: Elio e le Storie Tese, Supergiovane.

 

 

Cari miei,

è in qualità di adepta al Fave Club che vi cito i miei amati Elii.

Attualmente mi trovo dislocata in una località oltreoceano segreta ai più, tale Las Vegas.

Transito in questo loco, tristemente abbandonato dall’estetica, perché cerco di fare annullare il matrimonio tra la sottoscritta e il sedicente Presidente dell’Associazione Bulgara Amici di Torpignattara.

Ai tempi della cerimonia ci sembrava una bella idea poter beneficiare di un doppio passaporto…

 

Fa niente, parliamo dell’attualità che ci coinvolge tutti.

I solito bene informati mi han riferito che finalmente sono state date le dimissioni dall’ex-Presidente del Consiglio dei Ministri, un famoso promoter della prassi (gastro)Interim.

 

Bene, ho anche saputo che un noto matusa ha rifiutato la ricandidatura per un altro settennato.

Benissimo!

Poi mi spifferano che un probabile papabile per il Colle è Gianni Letta…

A questo punto intervengo di prepotenza, yes, tipo Materazzi per farci un’idea della virulenza scomposta che mi anima, e propongo un nome che fa cagare addosso i matusa della seggiola: CATOBLEPA.

 

Nel frattempo mi è venuta in mente l’immane incombente tristezza del calcio mondiale, ovvero, monsieur Zinedine Zizou Zidane quest’anno lascerà il calcio giocato…

Verrebbe voglia di abbonarsi alla pay-tv per gustarsi languidamente le sue ultime veroniche, la sua pelatina sbarazzina e quant’altro è stato capace di regalarci in questi anni. Geometrie che certi zappatori manco se le immaginano! Tsè!

 

E poi mi chiedo un’altra cosa trascendentale:

cosa farà quest’estate lo splendido uomo col cappottino?

Scriverà qualche irripetibile poesia sul prezioso taccuino guardando una sfida mondiale?

Manderà a cagare qualche tifoseria?

 

Per farvi capire quanto e quale sentimento mi lega, dai movimentati tempi passati al Porto fino ad ora, a tale splendore della panchina, Josè Mourinho of course, vi giro una fotografia che lo ritrae all’inizio della recente avventura inglese.

Immortalato con gli Scarrafoni in quel di camera mia, quale onore!

Josè

 

Al grido di Josè Santo Subito,

Vostra Barbapapà.