Past the sound within the sound.
Past the voice within the voice.
Leave your office, run past your funeral,
leave your home, car, leave your pulpit.
Join us in the streets where we,
join us in the streets where we.
Don’t belong, don’t belong.
You and the stars......
(New year’s prayer, Jeff Buckley)
Torno in Piazza Loggia, che ne dite?
Ultimamente c’è in giro un tormentone che mi affligge quasi più di quella clamorosa cagata di sole-cuore-amore. Oppure, citando la contro-versione di Lella Costa, “dammi tre parole: cacca, puzza, odore!”.
Allora, il punto è che in giro si spiffera che l’indignazione non muove più.
Leggo che si è perso il gusto di dissentire, non conviene più farsi valere.
Mica vero!
Chi può essere il borioso trombone attempato che sostiene ciò?
La maggior parte della gente che dice così il culo l’ha mosso un gran poco, oh yeah.
Tra l’altro temo proprio che non abbiano mai mosso il grazioso posteriore in vita loro…
Forse neanche per ballare, dannazione che peccato!
Questa idea di mancanza nasce dal fatto che l’indignazione stessa interessa un gran poco.
Al circuito dei media convenzionali e televisivi non va, probabilmente sono esausti della mancanza di lustrini che il dissenso comporta.
Lo ammetto, alla protesta manca il varietà. Sul serio, non è una battuta, non riesco a capacitarmene!
Comunque ad ognuno il suo stile, non c’è dubbio.
Non è sempre necessario fare numero in piazza. Anzi, sarebbe decisamente meglio comportarsi in modo coerente attuando le proprie convinzioni, non solo portarle vistosamente a spasso per cortei con quegli squallidi guinzagli retrattili, comodissimi appunto per far tornare indietro le idee quando nessuno lo può vedere.
Detto ciò: questo, assolutamente, non è il caso di Piazza Loggia.
In Piazza Loggia bisogna esserci. Fermarsi e starci.
Ogni anno, ogni 28 Maggio.
E’ un dovere, credo proprio che sia così.
E’ anche un sentimento d’amore nei confronti della giustizia che manca, non potrebbe essere altrimenti.
Lunedì mattina leggevo nella cronaca cittadina del Bresciaoggi che non è giusto dare la dicitura di STRAGE DI STATO. Ma allora, alla luce di questi ultimi 32 anni di insabbiamenti, che cos’è stata quella mattina se non una strage di stato?
Quindi?
Vi giro il dubbio valà,
Barbara.
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