venerdì 30 giugno 2006

DISINTE-GRATA!

 

 

Scopiazzando la prima parte, e modificandone l’ultima, di una strofa dei Massimo Volume (parlo di Privé, tratta da Club Privé del 1999) è da tutto il giorno di ieri che mi viene da dire:

 

«IO NON HO SPERANZA, MA CREDO NEI CURE!».

 

1 Maggio 1989, The Cure, Disintegration.

Dando un’occhiata al calendario (una convenzione, va bene, ma pur sempre utile) non arrivo tardi come si potrebbe superficialmente pensare, arrivo in tempo.

Un po’ spettinata ma ehi, avete mai visto i capelli di Robert Smith?

 

Comunque, chi mi ha portato questo disco ha avuto una tempistica praticamente perfetta!

Il portatore sano, al quale sono molto (disinte)grata, dopo che gli avevo confessato questa mancanza discografica e prima ancora di passarmi il cd, mi aveva parlato in particolar modo delle prime tre canzoni.

Mi aveva detto qualcosa del tipo “è un grande album ma le prime tre canzoni…”.

Più o meno le stesse parole alla consegna.

 

Così, nel frattempo che non ho ascoltato Disintegration e nel momento preciso in cui l’ho ascoltato per la prima volta, si è sviluppata in me una sensazione di dejà-vù uditivo.

E’ come in Pictures of You: “I've been looking so long at these pictures of you that i almost believe that they're real”.

 

Ieri mattina, in un orario decisamente ostile alla veglia, al primo ritmico cadere di pioggia e al, di gran lunga, più romantico riavviare delle officine metalmeccaniche della zona, invece di girarmi dall’altra parte ho pensato che era il momento giusto per svegliarmi e ascoltare. Ne avevo voglia, ne ho sentito il bisogno.

A me con i dischi e il dire le stronzate succede così, voglia e bisogno, ma già si sapeva.

 

Il tanto desiderato impatto con le prime tre canzoni è avvenuto che ero ancora incollata al cuscino stropicciato. E’ stato così bello che, credo, quando più tardi riappoggerò la testa al morbido sentirò riecheggiare ancora una volta Closedown (ovvero la mia preferita del trio d’apertura).

 

A quel punto, dato un certo istinto materdiscografico, ero preoccupata per le altre canzoni.

In quasi tutti i dischi che si rispettino c’è il picco negativo del buon gusto, c’è la cazzata che ci potevano risparmiare, insomma: prima o poi arriva la buccia di banana putrescente della composizione.

 

Invece se la sono cavata benissimo. E mi hanno sorpresa con la loro dichiarazione di assoluta non appartenenza ad un periodo di tempo e movimento.

Disintegration non suona mai passato o forse, piuttosto, non è mai stato sorpassato.

Anche in questo istante lo ascolto così com’è. Non ha bisogno di nient’altro.

Questa è la perfezione, fiu!

 

“kiss me goodbye

pushing out before i sleep

it's lower now

and slower now

the strangest twist upon your lips”

 

 

Buona notte a tutti,

Barbara

 

 

 

N.B.: Very special thanks al portatore sano di Cure!

2 commenti:

  1. ma come riesci ad ascoltare musica al risveglio?
    io devo perlomeno farmi la doccia nel caffè...

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  2. ma come riesci ad ascoltare musica al risveglio?
    io devo perlomeno farmi la doccia nel caffè...

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