martedì 25 luglio 2006

RUSTED BRANDY IN A DIAMOND GLASS

EVERYTHING IS MADE FOR DREAMS

TIME IS MADE OF HONEY SLOW AND SWEET

ONLY THE FOOLS KNOW WHAT IT MEANS...

 

(Tom Waits, Temptation, 1987)

 

 

 

Cugini e avventori,

stanate un qualsiasi disco di Tom Waits che giace in casa vostra e ascoltatelo di tanto in tanto, cribbio.

 

Quella di Tom è stata la prima voce che ho sentito oggi.

Ciondolavo tra la camera e il bagno in camicia e infradito, felice a dismisura, in mano una tazza di succo. Eh eh, vabbè che la musica di Tom ispira atmosfere fumose ma non posso iniziare la giornata sbevazzando il Merlot! Piuttosto un Bardolino….

Tutta questa felicità deriva da uno dei sogni che ho fatto stanotte.

 

Mi trovavo a New York, a giudicare dalla gente che parlava il mio dialetto mi trovavo in una specie di Little Sarezzo. La cosa mi dava molto fastidio, i ceffi saretini mi davano alquanto sui nervi e in più pensavo che ero una cretina a partire quando a casa mi stava per fiorire l’Hibiscus (cosa reale, l’ho controllato ieri e sta per fiorire).

Poi si sa come sono i sogni, ti giri e senza scarpinare ti trovi magicamente trasportata in un’altra location. Sempre a New York però questa volta ero in un piano bar desarezzizato.

Cantavo con un tizio che mi accompagnava al pianoforte.

Lo guardavo negli occhi perché dovevamo duettare: era TOM WAITS.

Proprio TOM WAITS, sì quel TOM WAITS.

TOM WAITS insomma!!!!!!!

Eravamo pure affiatati, non era la prima volta che ci esibivamo assieme.

Riporto la scaletta del concerto, che altro non era che un mega concentrato di “Hang on st. Cristopher, Temptation, Innocent when you dream, Way down in the hole e Jesus Gonna be here”.

 

Poi non mi ricordo più niente, il martello pneumatico dei vicini di casa mi ha strappata dal mio cavaliere notturno e addio.

 

Vicini di merda!

 

 

I don’t wanna grow up,

Barbara.

 

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