giovedì 31 agosto 2006

Noi che non siamo come gli altri.

 

Poco fa, Raza’s consanguinei ma anche no, sono caduta in una trappola.

Ne sono già uscita, sia chiaro, ma i conati persistono.

Quelle escroquerie!

 

Orrendamente stravaccata sul divano a causa di un’emicrania furente brandivo il telecomando (quello che la fu nonna Raza’s chiamava “telepilotatore”) al fine di estraniarmi tramite lo zapping (quando tutti sanno che è molto meglio il petting per distrarsi).

Su Rai 1 veniva annunciato il Festival di Castrocaro “voci e facce nuove”. Wow!

Rimango sintonizzata ma prima di iniziare la visione vado, preveggente, a prendere il secchio: non vorrei mai vomitare sui cuscini nuovi.

Presenta Giletti, stringo coraggiosa i denti producendo un sibilo fastidioso al mio stesso udito.

Esce il primo giovane faccia di merda e attacca con una cover. Non duro nemmeno 3 minuti…

Tralascio le parti più splatter e dolorose, vado alla conclusione che i miei devono smettere di temere la finanza e rifiutarsi di continuare a pagare il canone.

E poi che, fatto non meno importante, la “meglio gioventù” dovrebbe iniziare a rimboccarsi le maniche perché sarà un lungo lavoro minare e destabilizzare il primitivo mondo delle telecomunicazioni italiane.

Ehi, per non parlare del lubrico consorzio umano dell’arte “comoda & convenzionale” che vorrebbe darci a bere il suo standard come elisir di fama e successo.

A mejo gioventù: FAJE TARZAN!

 

Detto ciò: se il rock and roll ha salvato la mia vita il metal mi ha messa al mondo!

 

In questo grande periodo di nostalgia non sto pensando ai miei vecchi amori ma bensì all'infanzia. Death, Sepultura, Voivod, Testament, Overkill, Pantera, Faith no More, Megadeth, i primi Metallica…

Ognuno può vantare di essere nato in un determinato periodo.

Ad esempio se fossi del 1919 sarei terribilmente fiera di essere coetanea del movimento Bauhaus.

Invece mi è toccato il 1981. Poco male, sono riuscita ad assorbire le invenzioni, le cavalcate e l’epica del metal.  New wave of british heavy metal, trash, hardcore, crossover, death...

Alle elementari ero pazza di Steve Harris degli Iron Maiden (che ora si dovrebbero ritirare, sacripante).

Così dopo un’ossatura heavy mi sono caduti addosso l’adolescenza e gli anni 90.

A mio sentire gli anni 90 sono sciaguratamente irripetibili mentre l’adolescenza si rinnova felicemente.

Se ne sono accorti in molti, come al solito i media sono arrivati in ritardo e adesso ci ritroviamo giornalitvradio sommersi da orripilanti cloni domati.

Hanno reso l’hip hop e il  punk commerciali, vacui e insopportabili!

Ci sono miriadi di gruppi metal stereotipati e statici!

 

Se escludiamo pochi esemplari, shit, there are no more monsters of rock!

 

Niente besi valà, rimango abbracciata al secchio!

B.

 

 

On air:

Soft Machine, Third, 1970.

mercoledì 30 agosto 2006

Portami via.

 

 

Ho una cipolla da otto etti chiusa in sacchetto di carta, una terracotta simbolo della Sicilia appesa al muro e uno scacciapensieri in tasca.

In momenti come questi credo che la delizia intesa sia come sinonimo della felicità che del gusto non sia poi cosi inaccessibile.

 

Raza's e immaginari tali,

siamo arrivati al fatale angolo dell'apice ma ne parleremo tra qualche riga.

 

In prima superiore, il sussiegoso professor Fucci mi avvicinava in biblioteca (dove stavo riscuotendo una raccolta di poesie del "mio" Jacques Prévert) per propormi di partecipare ad un concorso letterario dal tema sulla musica. Il mio esito fu negativo, non mi sarei nemmeno messa a buttare giù una scaletta scucita.

Come si fa a sminuire spietatamente la consapevolezza di un delirio, di una passione, di un sentimento (ricambiato completamente) per il suono, per una vibrazione dell'aria?

Per cosa poi, per una competizione? NO!

 

Ho rimasticato quest'orma del passato.

 

Durante una tempesta, poche notti fa, mi sentivo sola.

Smarrita e senza voglia di dormire assieme allo stesso tempo al grande bisogno di riposare.

Ho scelto ad occhi chiusi un disco, non perché volessi preferirlo ad un altro rivolgendomi al fato ma bensì perché so benissimo dove si trova. Sto parlando di Grace, di Jeff Buckley.

Una volta iniziato a girare nello stereo mi sono distesa tranquilla e abbandonata.

Fino alle 4 della mattina di tanto in tanto mi svegliavo, più forte del bisogno di dormire c'era la musica di cui godere. Lilac Wine, Dream Brother, Eternal Life, Mojo Pin. Ogni volta che mi scuotevo dal sonno trovavo una canzone diversa a vegliarmi imperterrita.

Sorridevo ad occhi chiusi, mi sentivo bene e protetta. E mi assopivo ancora una volta.

 

 

Quindi professor Fucci, ecco, non sono ancora in grado di riempire quel protocollo.

Però, se acconsente e promette che le mie parole non verranno mai richieste, avrei trovato una persona che ha svolto il mandato prima e per me.

 

"Una voce profonda che aveva attraversato i secoli,

così profonda da spezzare ciò che toccava,

così profonda da farmi temere che avrebbe risonato eternamente dentro di me,

una voce scolorita dal suono delle imprecazioni e dalle grida rauche che scaturiscono dal delta nel parossismo estremo dell'orgasmo...".

(ANAÏS NIN – la casa dell’incesto)

 

Mi sento così quando ascolto la musica, senza barriere e accalorata.

 

Questo era l’apice.

 

Sogni a tutti,

l’alunna Barbara.

 

 

 

Per stanotte:

Rokia Traoré, Bowomboi,  2004.

sabato 26 agosto 2006

EVERYONE DESERVES MUSIC!

A little story about MICHAEL FRANTI

And SPEARHEAD live in Brescia,

Radio Onda D’Urto Festival,

24th of August 2006.

Yo!

 

 

 

Tanto sono felice che non so da dove cominciare, cara parentaglia assortita.

Negli occhi e nelle gambe ho ancora il ritmo dell’altra notte, due ore passate a ballare sotto la pioggia incessante e sghemba.

 

Una scossa continua ai fianchi, alle spalle e al culo.

Le braccia allungate verso l’aria e i capelli a sparpagliarsi adeguati al ritmo.

 

Michael Franti and Spearhead per la seconda volta nei nostri dintorni, ci devono proprio volere bene!

Non potevo mancare l’occasione per accogliere nuovamente la groovy accolita come la scorsa volta.

Sono i tipi di onori che mi compete elargire alla bisogna: stare sotto il palco, ascoltare, ballare, battere il tempo, cantare, applaudire, urlare….

 

Prima del concerto stavo bevendo la birra bionda dell’Osteria del Rosso quando faceva la sua apparizione tra gli stands della festa Michael: bello nel senso pieno della parola.

A piedi scalzi tra le pozzanghere e i sassi, calmo, sorridente, curioso. E ancora bello.

Su di lui vive l’unione di diverse radici, bianche, nere e native indiane. Semplicemente meraviglioso.

 

L’esibizione non ha smentito i miei ricordi. Li raccontavo a tutti come generosi, così è stato di nuovo.

Tanto per la cronaca neanche una stecca, un solo piccolo larsen isolato.

Una sezione ritmica talmente densa da fermare e sostituire il battito del cuore, la voce profonda, tastiere e chitarre incalzanti.

La scaletta ha toccato brani dai primi albums fino al più famoso “Stay Human” (2001) ma ovviamente ha privilegiato l’ultima produzione, ovvero “Yell Fire”.

 

Ballavano tutti, pure la gente rintanata sotto gli ombrelli!

 

Al proclamo “support indipendent music” mi sono fiondata al banchetto per prendere il doppio “Live in Alaska” e “Yell Fire” che ancora mancavano ai miei possedimenti della chiave di violino.

 

A fine concerto Michael Franti è sceso direttamente dal palco per salutare e ringraziare la gente.

Abbracciava, stringeva le mani e baciava chiunque si fermasse per parlargli.

Soggiogata dalla sua bellezza non ho potuto andarmene via senza parlargli, salutarlo e ovviamente baciarlo.

Sgomitava per farlo pure Frankie HiNrg Mc, ho dovuto pure superarlo….

 

A Franti credo di aver detto: “So, thanks for your music Michael. You’re not alone. Have a good night, see you”.

 

Una volta a casa anche le lenzuola mormoravano ALL THE FREAKY PEOPLE MAKES THE BEAUTY OF THE WORLD!

 

Ah!

 

 

Self inviata,

Barbara.

 

 

 

P.s.: Grazie di cuore al fratello Cialtrone che mi ha offerto la serata per saldare il passaggio del mio compleanno.

 

N.b.: Pavoneggiandomi a go-gò vi lascio la prova dell’acquisto del mio millesimo disco (AUUUUHHHH!!!!) autografato per l’occasione da Michael.

YELL FIRE autografato (1000esimo cd)hello bonjouri know iput your hands in the air

mercoledì 23 agosto 2006

Michael Franti and the Spearhead


Comunicazione di servizio: giovedì sul palco centrale della Festa di Radio Onda d'Urto suonano Michael Franti and the Spearhead.


Giovedì sotto il palco principale ballano SurferRosa e fratello S. (nel senso che è mio fratello Simone, mica un "yo brò gimme five" del gergo giovanile).


Ecco, l'ho detto.


 




 

Acuti ma non per questo retti, piacevoli e potenti!

Viene da zittirsi in onore al loro nome e trovare altre forme di espressione (il ballo va sempre bene).

Un ode a LA PAROLA PERSA.

Trovate le loro canzoni sul sito, anche Pablo e Tenco (i miei cani per intenderci) le hanno già divorate.

Dopo averli ascoltati per la prima volta, soprattutto dopo aver esaurito il sorriso deficiente che ti lasciano addosso, viene da arrabbiarsi.

Con chi? Boh, con chi non parla di loro.

Facciamo una colletta cugini, mi è appena venuta voglia di festeggiare ancora una volta i 25 e li vorrei sentire suonare dal vivo.

La Valtrompia è pronta, ecchecazzo: sfoderatevi le orecchie e ospitiamoli!

 

Very special thanks a HalberMensch (SRP) che me li ha indicati: gracias a ti!

 

 

Vostra qualcosa, Barbara B.


giovedì 17 agosto 2006

Dentro di me

Sale la rabbia sorda

Che mi hai risvegliato tu

Con un mondo che non ho…

 

(Area international POPular group: le labbra del tempo)

 

 

L’8 agosto io e la cugina Gis ci siamo date appuntamento per avventurarci nell’ultima serata del Valtrompia Music Art 2006. Pare strano ma gli eventi in questa valle sono alquanto partecipati….

Sì, probabilmente da gente che viene da fuori!!!!

 

Nella piacevole location del parco di villa Glisenti (Villa Carcina) c’era Pacifico in concerto.

Soprattutto, cosa che a me interessava ancora di più, all’interno della villa c’era l’inaugurazione della mostra “Le 100 copertine + 1 dei dischi che hanno fatto la storia del rock” a cura di Enzo Gentile.

Prima della musica sul palco c’è stato spazio per un dibattito tra Mimmo Franzinelli, Enzo Gentile e Omar Pedrini (direttore artistico del festival).

Spiegazione della mostra, aneddoti, discussione sulla grande importanza del messaggio delle copertine (cosa che invece oggi sta tristemente scomparendo) e roba varia di cui si parla in genere durante un dibattito.

 

Ad un certo punto, essendo la mostra basata sulle scelte di Gentile, quindi più che discutibile, Mimmo Franzinelli proponeva di fare girare il microfono tra il pubblico al fine di fare i nomi delle copertine che a nostra opinione erano state ingiustamente escluse.

 

Panico, buio, smarrimento, mi venivano in mente troppe copertine che si confondevano tra di loro.

Poi la folgorazione: "Arbeit Macht frei - il lavoro rende liberi" degli Area (1973, Cramps Records).

Qua riporto la versione interno ed esterno comparsa nella versione Lp.


















































Arbeit(copertina)Arbeit(interna)

Trovo che sia uno splendido rebus dadaista, un messaggio che una volta decifrato diventa chiaro e fortissimo. Impossibile ignorarlo!

Ad ognuno la sua versione, certo, ma io ci trovo tutti i segnali di rottura con il conformismo.

E una testimonianza di grande intelligenza e lealtà alla sperimentazione.

Tutto qua, ecco di cosa parla la mia copertina preferita.

Poi il microfono mica l’hanno fatto girare…naaa.

 

 

A' la prochaine fois,

Barbara.

 

 

 

 

Pellicole della serata (sempre che non mi cali la palpebra):

Ombre & Nebbia di Woody Allen

Arizona Dream di Emir Kusturiza

mercoledì 16 agosto 2006

Come strillavano gli Einstürzende Neubauten:

 SILENCE

 iS

 SEXY!!!

 

 

Vorrei un microfono con il silenziatore!!!

 

Lo so, pare un controsenso.

 

Però, chi lo può sapere?

 

 

In questo modo quando di notte (prima di scivolare nel letto) ho bisogno di cantare potrei farlo tranquillamente senza rischiare di aizzare quegli effetti collaterali meglio conosciuti come vicini di casa.

Uff, oggigiorno esistono tante di quelle diavolerie tecnologiche che inventare un microfono amplificato al contrario mi sembrerebbe il minimo!

 

I dischi che invadono camera mia sono sempre più numerosi e piacevolmente ingombranti.

Spesso mi fregano ore di sonno.

Sì, mentre scelgo una maglietta per pigiama ci sono i cd di Motorpsycho, The Smiths, Morphine, Vinicio Capossela, Tool, Bikini Kill etc etc… che scalpitano per farsi notare.

Meritano almeno un ripasso e raramente me la sento di negarglielo millantando imminenti impegni mattutini.

 

Vi è mai capitato di addormentarvi sulle note di “Le case” o “Morna” di Vinicio Capossela?

Finisco irrimediabilmente impigliata in certe atmosfere che il giorno dopo districarmene mi sembra solo crudele….

 

Nell’attesa di “cantare la voce”  ( you MUST know Demetrio Stratos) adotterò il metodo inglobante di Mike Patton: hurrà!

 

 

Not(t)e a tutti,

B.

 

 

 

 

 

Canzone della buona notte: HURT (nine inch nails) nella versione di Johnny Cash.

 

 Mike Patton live with TOMAHAWKDemetrio Stratos, cantare la voce

lunedì 14 agosto 2006


Now I'm at the hairdressers

People watch me as they move past

A guy wearing plastic antlers

Presses his bum against the glass

Now I'm down on my hands and knees

And it's so fucking hot!

Someone cries, "What are you looking for?"

I scream, "The plot, the plot!"

I grab my telephone, I call my wife at home

She screams, "Leave us alone!" I say, "Hey, it's only me"

The hairdresser with his scissors, he holds up the mirror

I look back and shiver; I can't even believe what I can see....

 

(Oh My Lord, Nick Cave and the Bad Seeds 2001)

 

 

“Ricapitolando” mi piace come parola.

Capitolare di nuovo, yeah.

Pur schivando quasi sempre le buche sono pratica di ginocchia sbucciate.

Ma in questo caso non voglio parlare di escoriazioni, bensì di attività onirica.

Dicevo, ricapitolando le precedenti puntate ripropongo dei vecchi sogni: io sul palco con i Queens of the Stone Age (tra l’altro pure nel sogno pensavo a quanto si sente la mancanza di Nick Oliveri), mio figlio che come prima parola mi canta una canzone dei Beatles e io che duetto con Tom Waits in un piano bar.

Oltre ad evidenziare un certo egocentrismo (ma d'altronde i sogni sono miei, ci dovrò pur essere) queste manifestazioni di una vita notturna (sarebbe meglio dire sonnambula) parallela e canterina rimarcano quanto io ami la musica.

Ma adesso niente canzoni d’amor altrimenti mi commuovo!

 

Stanotte l’apoteosi.

 

Un piccolo passo indietro.

1) Dopo la recente esperienza lavorativaformativa con una 11enne from hell ho deciso che forse è meglio se mi chiudo le tube.

2) Il mio disco post sbornia preferito è NO MORE SHALL WE PART di Nick Cave and The Bad Seeds.

 

Eccoci, esta noche questi due magici ingredienti in qualche modo si sono trovati a convivere.

Avevo una figlia e facevo fatica a rendermene conto. Sì, mi piaceva però non capivo che era mia figlia.

Le davo da bere il latte caldo con la paprika…

????

Poi la portavo fuori per una passeggiata, così, per rinsaldare il rapporto.

In una mano la sua mano.

Nell’altra mano lo stereo portatile.

Davanti ad uno squallido centro commerciale o giù di li accendevo lo stereo e mettevo a tutto volume Oh My Lord (appunto tratta da NO MORE SHALL WE PART).

Cavolo, la cantavo e interpretavo con tale foga che a pensarci bene per riproporre tale show nella realtà dovrei prendere del doping al fine di aiutare i muscoli facciali indaffarati in tale laboriosa mimica.

Sembrava un musical della felicità disperata!

Comunque io e la pupattola ci abbracciavamo leggiadre e danzerine, tutto senza l'aiuto della posta del cuore eo di anni di terapia di famiglia!

 

How have I offended thee?

Wrap your tender arms round me!

 

Ovvio che al risveglio la voce di Nick è stata la prima cosa che ho voluto sentire.

Oh lord.

 

Barbara.

 

 

Dischi per l’estate:

BABES IN TOYLAND – Fontanelle      1992

MARK LANEGAN BAND – Here Comes that Weird Chill ( Methamphetamine Blues, Extras and Oddities)      2003

REFUSED – The Shape of Punk To Come      1998

ONE DIMENSIONAL MAN – 1000 Doses of Love     2000

dEUS – Worst Case Scenario    1994

 

 

 

Libri per l’estate:

Anthony Burgees – Un’arancia a orologeria (arancia meccanica) 1962

Roddy Doyle – Una Faccia già vista 2004

Tom Robbins – Feroci Invalidi di Ritorno dai Paesi Caldi 2000

Italo Calvino – Lezioni Americane 1993

Pier Vittorio Tondelli – Altri Libertini 1980

 

 

 

Now I'm at the hairdressers

People watch me as they move past

A guy wearing plastic antlers

Presses his bum against the glass

Now I'm down on my hands and knees

And it's so fucking hot!

Someone cries, "What are you looking for?"

I scream, "The plot, the plot!"

I grab my telephone, I call my wife at home

She screams, "Leave us alone!" I say, "Hey, it's only me"

The hairdresser with his scissors, he holds up the mirror

I look back and shiver; I can't even believe what I can see....

 

(Oh My Lord, Nick Cave and the Bad Seeds 2001)

 

 

“Ricapitolando” mi piace come parola.

Capitolare di nuovo, yeah.

Pur schivando quasi sempre le buche sono pratica di ginocchia sbucciate.

Ma in questo caso non voglio parlare di escoriazioni, bensì di attività onirica.

Dicevo, ricapitolando le precedenti puntate ripropongo dei vecchi sogni: io sul palco con i Queens of the Stone Age (tra l’altro pure nel sogno pensavo a quanto si sente la mancanza di Nick Oliveri), mio figlio che come prima parola mi canta una canzone dei Beatles e io che duetto con Tom Waits in un piano bar.

Oltre ad evidenziare un certo egocentrismo (ma d'altronde i sogni sono miei, ci dovrò pur essere) queste manifestazioni di una vita notturna (sarebbe meglio dire sonnambula) parallela e canterina rimarcano quanto io ami la musica.

Ma adesso niente canzoni d’amor altrimenti mi commuovo!

 

Stanotte l’apoteosi.

 

Un piccolo passo indietro.

1) Dopo la recente esperienza lavorativaformativa con una 11enne from hell ho deciso che forse è meglio se mi chiudo le tube.

2) Il mio disco post sbornia preferito è NO MORE SHALL WE PART di Nick Cave and The Bad Seeds.

 

Eccoci, esta noche questi due magici ingredienti in qualche modo si sono trovati a convivere.

Avevo una figlia e facevo fatica a rendermene conto. Sì, mi piaceva però non capivo che era mia figlia.

Le davo da bere il latte caldo con la paprika…

????

Poi la portavo fuori per una passeggiata, così, per rinsaldare il rapporto.

In una mano la sua mano.

Nell’altra mano lo stereo portatile.

Davanti ad uno squallido centro commerciale o giù di li accendevo lo stereo e mettevo a tutto volume Oh My Lord (appunto tratta da NO MORE SHALL WE PART).

Cavolo, la cantavo e interpretavo con tale foga che a pensarci bene per riproporre tale show nella realtà dovrei prendere del doping al fine di aiutare i muscoli facciali indaffarati in tale laboriosa mimica.

Sembrava un musical della felicità disperata!

Comunque io e la pupattola ci abbracciavamo leggiadre e danzerine, tutto senza l'aiuto della posta del cuore eo di anni di terapia di famiglia!

 

How have I offended thee?

Wrap your tender arms round me!

 

Ovvio che al risveglio la voce di Nick è stata la prima cosa che ho voluto sentire.

Oh lord.

 

Barbara.

 

 

Dischi per l’estate:

BABES IN TOYLAND – Fontanelle      1992

MARK LANEGAN BAND – Here Comes that Weird Chill ( Methamphetamine Blues, Extras and Oddities)      2003

REFUSED – The Shape of Punk To Come      1998

ONE DIMENSIONAL MAN – 1000 Doses of Love     2000

dEUS – Worst Case Scenario    1994

 

 

 

Libri per l’estate:

Anthony Burgees – Un’arancia a orologeria (arancia meccanica) 1962

Roddy Doyle – Una Faccia già vista 2004

Tom Robbins – Feroci Invalidi di Ritorno dai Paesi Caldi 2000

Italo Calvino – Lezioni Americane 1993

Pier Vittorio Tondelli – Altri Libertini 1980

 

 

 

domenica 13 agosto 2006

 


CERCASI DISPERATA   MENTE:


Pet, st, 1996


 


pet


 


Questa è una delle pochissime cassette che non sono riuscita a riprendere in cd....


Sigh!!!


In ogni viaggio, in ogni negozio di dischi nuovo: nun ce stà!


Pensare che fu Tori Amos a fare ottenere loro un contratto discografico e a farli registrare nel suo studio casalingo.


Ahhhhh.


Bei tempi 10 anni fa, dovevi avere come minimo referenze a prova del provabile.


E invece...


Sigh, non mi rimane che ascoltare la soffertissima cassetta cigolante e screpolata.


Barbara.


 

ARIA!



Flor, Marcello Consulo (dal vivo, BG) 1998Carissima assessora con le valigie, dato il tuo recente accorciamento di capelli riesco a tirarti le orecchie ancora meglio.


Adesso che, fiu, gli Uzeda sono tornati l'unico scopo della tua spedizione siciliana è scoprire e stanare i Flor (prima ancora FLOR DE MAL).


Sapendoti non troppo avinazzata ho chiuso un'occhio e la bottiglia quando, pur insensibilmente, non hai menzionato Malvasia di Lipari, Nero D'Avola e Moscato di Pantelleria ma i Flor........


Questa sopra è la fotografia che scattai durante l'unica volta che vidi i Flor dal vivo. Fatta con una macchina da 2 euris, va bene, ma fa sempre la sua figura.


Pur essendo passati mille mila concerti da quella sera ricordo con gioia il concerto di Bergamo. Mi avevate trascinata tu e Ruggiboi (fans conclamati) e alla fine ero quella più entusiasta.


Rinfresco la memoria, mi piace ricordare che i Flor hanno aperto i concerti dei Died Pretty, Porno for Pyros, Nirvana e che nell'album Revisioni (1993) appaiono nientepopòdimenoche Peter Buck e Natalie Merchant!!!


Le ultime notizie si interrompono nel 1998, al demo live autoprodotto....


Densi i Flor eppure scorrono che è una meraviglia!


TROVALI!!!!!!!!!!


L'ascoltatrice B.



PS: Sicilia bedda sicilia bedda, prena de foco e de suffaredda, sicilia bedda, sicilia bedda, trasi 'ndo cori, nesci de vuredda (Aretuska)

venerdì 11 agosto 2006

CUT YOUR HAIR, PLEASE!!


Cara cugina, carissimi parenti, amici e amanti,


alla vigilia della mia partenza per la Sicilia, sono andata dal mio giovanissimo parrucchiere di fiducia, Dario's son, P.zza del Mercato, Brescia.


Infatti, sono sempre più insofferente verso qualsiasi inutile orpello, e così mi sembrano i capelli, ultimamente. Ho un'urgenza di essenzialità che me li fa sembrare addiruttura ridicoli.


Percìò, per quanto non fossero affatto lunghi, mi sono fatta dare un'ulteriore ranzata, proprio tipo sfalcio del prato, ed ora ho la mia bella testolina sobria, lineare, leggera! Un mio collega siciliano mi ha detto "Taglio trinacrioso, ah!"


Ma venendo ai disgusti della cugina Polpetta, cara mi sembra di vederti mentre vomiti a Merdaworld davanti al singolo rieditato dei White Stripes... hi hi... Che bel paesino che siamo: milioni di persone che esultano per i mondiali e si sentono fieri di essere italiani, che non si avrebbe tale risollevazione popolare manco tornasse il nazifascismo in Italia! 


Ma vedo che ti sei degnamente consolata col doppio di Apocalyptica e il TRIPLO (ohmioddddio che notizia!) di Nick Cave & The Bad seeds!! Non sapevo avessero fatto uscire cotal pacchettino! Dovrai provvedere per la tua povera cugina che è qui che sbava dall'invidia, non trovi?


In cambio prometto capperi di Pantelleria, pistacchi di Bronte e cioccolato di Modica!


Carissimi tutti, non macherò di farvi avere nostre notizie dalla Sicilia se avrò occasione di incappare in internet points o strutture che mettono a disposizione il collegamento internet per i clienti e intanto, BUON FERRAGOSTO A TUTTE E TUTTI!!


Gisssssss


 

Alta Sartoria in questi ricami imbastendo strati su strati di necessità.


Io non sentimenti.


Solo sensazioni.


(Post,  tratto da Muscoli e Dei, Marta Sui Tubi 2003)



Gente, sono la cugina Barbara. Ho creato un nuovo nome utente perchè, come qualcuno sa, lo spazio fotografico del blog sta soccombendo un po' , yeah, così come lo sta facendo il lume della ragione della politica estera di qualche paese così vicino e così lontano.  


Come nick volevo SHEELA-NA-GIG ma aveva troppi caratteri...uff. Almeno come foto utente sono riuscita a mettere uno scatto della mia Diavoletto su sfondo rosa.


Comunque, vi parlo della visione che ho avuto poche ore fa. Con fratello e cognata mi trovavo nel negozio di dischi una volta da noi denominato MERDA WORLD.


Tutta in tiro per l'occasione di spendacciare in dischi ho dovuto fare i conti con la realtà delle vendite di mercato. Menemà, per l'appunto, mi casca l'occhio con la relativa lente su un cd singolo: Seven Nation Army di The White Stripes. Meg and Jack White in copertina fiammeggiante.


Il cd aveva appiccicato un bollino che diceva: da quelli del po po po po.


Ma vaffanculo! E chissà quando i Finlay faranno la cover? Mi tremano già i polsi!


Queste avvertenze mi sembrano istruzioni per mentecatti. Magari qualche leghista vetusto penserà che si tratta di una band nata sulle rive del Po. Sacripante!


Meno male che girato l'angolo c'era la discografia degli Slayer in special price.


In conclusione, per riprendermi dalla tristudine commerciale, ho dovuto prendere il doppio degli Apocalyptica, ovvero "Amplified, a decade of reinventing the cello". Però il doppio, onestamente, mi sembrava  poco come risarcimento allo shock così ho investito nel  triplo di rarità e lati b di Nick Cave and The Bad Seeds.


Kawabonga, this is a rock and roll night!


Buon temporale a todos,


Barbara.


 

martedì 8 agosto 2006

WOAH!


Rullo di tamburi please: sono finalmente tornati gli UZEDA!!!


Ad otto anni di distanza dall'ultimo "Different Section Wires", la storica band catanese dà alla luce l'atteso nuovo lavoro intitolato "Stella", registrato in aprile presso i Red House Recording Studios di Senigallia (An) da Steve Albini e stampato, promosso e distribuito sempre dalla Touch and Go.
L'uscita del disco è prevista per il 22 agosto negli States e per il 12 settembre in Italia. Gli Uzeda supporteranno la novità discografica dal 23 agosto con un tour promozionale di due settimane negli Stati Uniti al fianco di Shellac e con la prestigiosa partecipazione in cartellone al già famoso show celebrativo del venticinquennale della Touch and Go previsto a Chicago dall'8 al 10 settembre, in compagnia di band come Girls Against Boys, Man... or Astroman?, Big Black, The Ex, Scratch Acid.


Sottolineo le triple capriole carpiate delle mie ovaie come accoglienza a STELLA. Ci voleva, eccome se ci voleva!


Barbara



mercoledì 2 agosto 2006

STEREO GOLPE!

 

Ovvero:

la cronaca di come i Santo Niente conIl Fiore dell’Agave(Black Candy Records, 2005) hanno  spodestato con nervo “10,000 days” dei TOOL dal mio stereo dopo tre mesi di ascolti esclusivi.

 

¡OLE’, QUE VIVA EL SANTO NADA!

 

 

 

“Ho scritto una canzone che suonerò per te” è la frase con cui si schiude Il Fiore dell’Agave.

 

Prima di parlare di questo disco vorrei introdurre un po’ di memora-biglia appartenente ai Santo Niente e ad Umberto Palazzo.

 

Li conosco a metà anni novanta tramite le letture brevi ma voraci de IL MACISTE,  mitico bollettino del Consorzio Produttori Indipendenti.

Nel 1997 decido di non farmi mancare “[‘Sei na ru mo’no wa na ‘i]” secondo album del gruppo che nel frattempo dal nome ha perso il prefisso “Umberto Palazzo e il”.

Produzione artistica affidata a Giorgio Canali, produzione esecutiva di Gianni Maroccolo.

Disco denso ed energico che ospita tra gli altri Marco Parente, Ginevra De Marco e Giorgio Canali.

Nell’estate del 1997 compio 16 anni e riesco finalmente a vederli in concerto a Brescia.

Lo sanno tutti cosa vuol dire potere ascoltare per la prima volta dal vivo un gruppo che ammiri, di cui hai bisogno di ascoltare e vedere allo stesso momento davanti a te.

Aspettative onorate con intensità e umiltà, doti che balzano subito alle orecchie di chi conosce i Santo Niente.

Dal concerto mi sono portata a casa una maglietta del gruppo, cimelio rock’n’roll della serata.

In settembre inizio l’anno scolastico in fibrillazione perché mi presento all’appello della 3°B con la maglietta “‘Sei na ru mo’no wa na ‘i”.

Ovviamente nessuno dei miei compagni li conosce….. sgrunt, gioventù valtrumplina del cazzo!

Rivedo il Santo Niente l’anno dopo all’interno della Festa di Radio Onda d’Urto.

L’esibizione è stata la riconferma dell’opinione che mi ero fatta l’anno precedente, ascoltarli è stato come toccare la febbre che li colma sul palco, un impatto sonico esaltante.

L’ultimo ricordo che ho di Umberto Palazzo lo vede mentre, a fine concerto, si butta dal palco e i ragazzi sottostanti lo sorreggono e poi trasportano qua e là per tutta l’area della festa. Oserei dire che come immagine è quasi epica!

 

IL FIORE DELL’AGAVE:


1)     Luna Viola


2)     Spirituale


3)     Prima della Caduta


4)     Nuove Cicatrici


5)     Facce di Nylon


6)     Occhiali Scuri al Mattino


7)     Candele


8)     Santuario


9)     L’Attesa


10) Aloah




La notte che ha preceduto l’arrivo in casa mia di questo disco è stata lirica in maniera smodata.

Sognare di cantare con Tom Waits, anche se poi ha fatto solo parte del piccolo cinema onirico, è stata un’abissale contusione di gioia per il mio cuore e il suo circondario.

Lunedì 24 luglio mi arriva un pacco postale da Stefano Bad Seed. Il Seme Cattivo, che ho già incensato in un vecchio post, mi sorprende e nutre con la musica. Ci sa decisamente fare il ragazzo ma lo fa in maniera ancora più regale quando si tratta del mio compleanno!

Tra le cose che il Seme C. mi manda ci trovo “Il FIORE DELL’AGAVE” disco dei rinnovati Santo Niente uscito nel 2005 per la Black Candy Records di Firenze.

Lo faccio girare subito nello stereo e lo ascolto attentamente per due volte consecutive, cosa che succede raramente con un disco nuovo, o comunque per me tale, senza invocare mai il tasto skip.

La nuova formazione del Santo Niente è aggregata da Umberto Palazzo (voce, chitarra, basso, tastiere, computer, lettori cd), Alessio D’Onofrio (chitarra, cori), Gino Russo (batteria, percussioni, oggetti) e Raffaello Zappalorto (basso, cori).

Ehm, ehm, stavo dicendo che il fiore dell’agave mi si è attaccato addosso. Mani, capelli, orecchie…..

Come descrivere questo disco che mi ha portata via da uno dei miei gruppi preferiti, cioè i Tool ?

Prima di tutto va doverosamente rimarcato il lavoro di Fabio Magistrali che ha registrato e miscelato sul campo. Per farsi un’idea del valore del Magister, che al momento sta collaborando con i miei concittadini Hangover, reperire anche Scisma, Milaus, Six Minute War Madness, l’esordio dei Marta sui Tubi, Arrington de Dionyso Quartet…

Le registrazioni sono avvenute in presa diretta, nessun editing digitale, solo sovraincisioni fatte alla vecchia maniera.

L'elettronica è stata suonata mettendo i campionamenti su cd e suonandoli con un'attrezzatura da dj, gli effetti sono stati sincronizzati a mano. Una produzione da duemila euro!!!!!!!!!!!!!!!!!

Al disco non manca niente, è attraversato da spiriti e atmosfere che nella musica italiana non si trovano più  da quando tutto è rimasto fermo e stagnante sul mercato discografico autocompiaciuto e incapace di un qualsiasi slancio di creatività. Per farsi un’idea della pochezza, che però, sia chiaro, non riguarda il Santo Niente, basti ascoltare i nomi dei nuovi pupilli dei media. Sarò complottista ma credo che vogliano annientare le menti dei poveri teenagers con l’orripilante musica prefabbricata…. Maledetti lestofanti!

Invece qua nell’agave le chitarre suonano che è una meraviglia, dalle parti più soffuse fino ad arrivare ai pezzi più tirati ed articolati. La sezione ritmica non è mai scontata, va a rafforzare l’efficacia di ogni pezzo.

La voce di Umberto Palazzo poi è l’espressione del suo carisma, non potrei immaginare questa musica con una voce diversa.

Insomma, tutto funziona a meraviglia e la citazione di Peter Laughner lascia con un sorriso malandrino sulle labbra che…

 

“Musica, dolce musica…”

 

 

 

Cari parenti e damerini, forse vi voglio bene quanto ne voglio alla musica.

Quindi vedete di non fare cazzate: puntate sul Santo Niente, non vi deluderà!

 

Besos y abrazos,

la manipolatrice B.

martedì 1 agosto 2006


TESTA STORTA


"Fanculo lo stile


se hai solo quello


sei solo una bugia


A noi c’hanno insegnato a camminare storti


come a dire zero lire, in nessuna banca"


("Adesso è limpido", Northpole)

Carissimi,


vi butto lì come una pasticca della mattina questo piccolo gioiellino dei Northpole, i quali hanno sfornato un gran bel dischetto nel 2005.


Assolutamente sobrio e rigoroso, nei testi e nella musica.


La canzone su citata, "Adesso è limpido", mi torna spesso in mente quando sento le storielle che ci propinano i giornali e la tv, fatte di innumerevoli furbastri rampanti che giocano con somme di denaro spropositate come se fossero bruscolini. Mi dico che è proprio tutto un altro mondo. Gente che non sa nemmeno quanto costa un litro di latte.


Noi invece camminiamo storti, come a dire zero lire, in nessuna banca.


Però facciamo spettacolari grigliate al Fort.


Buona gironata!
gisssssss