mercoledì 27 dicembre 2006

…porta un respiro azzurro chiaro con movenze rosa polvere,
dal nero del tuo venir piano che sta per sopraggiungere.
Lilla è l'ombra del sorriso

che s'apre su di me:
diventa albicocca intorno al viso...

(è qui per farsi mordere?)
La tua danza è sospesa: 

è per dirmi che ora tocca a me?

 

{Marlene Kuntz: “Danza”}

 

Dovendo evitare la bicicletta per qualche periodo (oh no: my dear Pessoa Bike!) sono costretta a svolgere le mie uscite serali a piedi.

Mi sono trovata sui marciapiedi corteggiati dalla brina luccicante, senza i pedali le gambe si intrecciano col nulla.

Una ronda a rilento nella moribonda via Seradello.

Senza il rumore dello sfregamento del fanale dinamo sul copertone sono stata istigata ad immaginare una canzone.

 

Subito da Marlene, nonostante io abbia scelto una canzone recente la memoria si è avvolta sul 1995.

Il Monastero di Sant’Eufemia acceso di luce poco invadente, il furgone nocciola targato Cuneo, il cuore al ritmo della grancassa e persone che avrei conosciuto davvero soltanto una decina di anni dopo.

 

Dovrei procurarmi una berretta, qualcosa che tenga la testa al caldo ma non sono capace di imprigionare i capelli.

Schiacciare, nascondere, annientare l’odore e togliere il colore.

Li osservo con la coda dell’occhio mentre si spettinano nel vento: le mie radici visibili,  ballerine di pensieri, legacci di immagini, ancora di salvezza delle idee, satelliti di canzoni….

 

Preferisco lasciarli in balia del fantasma del freddo, impacchettati dall’aria trasparente.

Tra poco li appoggerò al cuscino, saranno come l’edera smeraldo che arrampica le pareti dei vecchi palazzi.

 

B.

1 commento:

  1. niente berretti o altro ...
    i capelli vanno lasciati al vento ...

    ps. se però fa un freddo boione, vabbè, dai,
    allora quates ... che poi ti pigli un malanno ...
    besossss

    RispondiElimina