mercoledì 21 febbraio 2007


Esperienze antropologiche



Ultimamente imparo molto quando vado (circa ogni 3 mesi) dal parrucchiere, ormai divenuto il mio parrucchiere di fiducia, Dario’s son.


[piccola parentesi su quanto sia importante avere un parrucchiere di fiducia: non tanto perché ti fa dei tagli fantastici, quanto perché non gli devi spiegare niente: entri, lo guardi, dici "tagliare", ti siedi alla poltrona – dolcemente soporifera dello shampooing – poi vieni condotta alla poltrona –altrettanto dolcemente soporifera del taglio – e lui sa esattamente cosa deve fare, senza chiederti nulla - o quasi]


A parte che il salone è molto confortevole e con una splendida vista, al primo piano e mezzo, su Piazza del Mercato, una delle piazzette più belle e delicate di Brescia, ogni volta che ci torno vivo esperienze antropologiche notevoli. Perché le persone che vanno dal parrucchiere, vivono in uno stato psicologico particolare e mostrano perciò alcuni aspetti interessanti delle loro personalità.


Mentre Dario’s son mi ranzava allegramente e drasticamente i capellacci, divenuti orrendamente lunghi, quasi fino alle spalle, nella poltrona di fianco a me, rigida come una scopa, sedeva una ragazzetta ventenne, tipo fighetta new anni 80, con una gran massa di capelli lisci che le sono stati solo leggermente spuntati e regolati e poi abbondantemente phonati per una buona mezzora, in modo da renderli una perfetta massa liscia e spumeggiante, con la solita frangia appena sopra gli occhi, anch’essa perfetta, ovviamente.


Ogni tanto girava l’occhio laterale verso di me, probabilmente inorridata dal mio drastico taglio corto così poco femminile; d’altra parte anch’io gettavo talvolta il mio occhio destro laterale verso quell’orrenda massa di capelli tipo barbie… ah, il relativismo!!


Naturalmente, siccome dopo un po’ subentra un certo imbarazzo verso il parrucchiere o la parrucchiera che sta operando sulla tua testolina, la ragazzetta cercava di iniziare qualche dialogo, inevitabilmente superfluo e inutile. Biascicava con un certo tono susseguioso, che era una studentella di una laurea triennale in vattelapesca e si lamentava contro quel disumano prof. Che, incurante del noto ritardo della Metro in quel giorno, aveva cominciato puntualissimo la lezione fregandosene dei ritardatari…


Io intanto mi compiacevo dell’avanzare del taglio sulla mia testolina, quand’ecco entrare una pazza furiosa isterica con gonnellina e stivale e monclerino stretch da donna quarantenne (o anche qualcosa di più) che poveretta deve fare le corse anche per andare a sistemarsi i capelli, perché tra l’idraulico e un appuntamento importantissimo e la sua amica che la aspetta, ohmioddio non ce la faccio!


La tizia, dopo l’operazione shampoing, inforca l’occhialino rosso e si sprofonda nella poltrona del taglio, non senza avermi lanciato un’occhiataccia tra il sospettoso e l’intimorito, con un giornale di pettegolezzi e – ohmioddio – il cellulare che le squilla e risponde pure!! Con l’addetta al phon che deve interrompersi perché lei deve rispondere, trafelatissima, al telefono!


Continuo a compiacermi del taglio corto che avanza…


Gisssssssssss, vostra inviata da Dario’s Son –Piazza del Mercato, Brescia


Piazza_Mercato

2 commenti:

  1. A me è ancora capitato di sentire una tizia che parlava del suo rene a dromedario...

    ;-)

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  2. la frangia ritorna ogni 5 anni, ormai è risaputo...
    viva il taglio corto!
    e il parucchiere di fiducia ;)

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