martedì 4 dicembre 2007

 IL VENTO FA IL SUO GIRO


(E A VOLTE RITORNA)




Ieri sera Vi ed io siamo state al Nuovo Eden (v. post precedente) per la visione del film “Il vento fa il suo giro” di Giorgio Diritti, produzione italiana indipendente.


Si tratta di una perla di film che ha già vinto numerosi riconoscimenti e, grazie al passaparola del pubblico, è riuscito ad essere distribuito.


In effetti dev'essere proprio così, dal momento che ieri era lunedì sera, faceva un bel freddo, ecchitelofaffare di andare al cinema, per di più a vedere quasi 2 ore di film. Invece c'era molta gente. Ed è un film imperdibile.


Valle Occitana del Monviso cuneese. Paesaggio montano invernale reso in maniera densa sin dalle immagini iniziali che accompagnano i titoli, insieme ad una musica strana, di deserto ghiacciato ma anche morbido, ovattato.


Dai Pirenei arriva il pastore francese Philippe (l'attore è Thierry Toscan), con moglie (Alessandra Agosti) e 3 figli e le sue caprette bianche al seguito. E' alla ricerca di una casa con stalla da comprare o affittare nel minuscolo paesino a picco, e di pascoli per le sue capre, dalle quali ottiene formaggio (du bon fromage!). Philippe faceva l'insegnante, ma si è messo a fare il pastore perché la scuola ha troppa burocrazia e perché uno nella vita deve cercare di fare ciò che gli piace.


Nel primo approccio al paesino e alle persone che vi abitano trova subito una chiusura quasi senza spiragli: la piccola comunità occitana è arroccata e chiusa e Philippe appare come “lo straniero”, il franses, colui dal quale diffidare. Gli abitanti parlano ancora l'occitano, che viene ampiamente utilizzato nel film, contribuendo a rendere il distacco tra gli autoctoni e il nuovo arrivato.


Le diffidenze vengono in parte superate dal mite e intelligente sindaco del paese, il quale coglie al volo la possibilità data dall'arrivo di Philippe: aiutarlo a trovare casa, stalla e pascoli significa riportare nel paese una delle attività tradizionali, ormai scomparse, e sperare di evitare la inesorabile morte culturale della comunità.


La volontà del sindaco e di un musicista che abita nel paese determina il coinvolgimento di alcuni abitanti che aiutano a sistemare la casa e la stalla da destinare a Philippe.


Ma l'accoglienza che sembra alla fine pervadere tutta la comunità, in una serata suggestiva e da presepe organizzata per salutare l'arrivo di Philippe e della famiglia, ben presto si rivela un'accoglienza forzata, poiché cominciano subito a lavorare negli animi delle persone invidie e meschinità e a trovare sfogo frustrazioni sopite.


Gli ospiti scatenano involontariamente bassi istinti fino ad allora latenti.


Non vado oltre nel racconto della trama perché alcuni potranno ancora vedere il film giovedì 6 dicembre, sempre al Nuovo Eden, alla presenza dell'attrice Alessandra Agosti.


A me e Vi è piaciuto molto: abbiamo apprezzato gli attori, le immagini, i silenzi e le parlate, l'esplorazione dei problemi relazionali nelle piccole comunità (o di tutta l'umanità?) e dei problemi degli amministratori nel governo delle loro comunità (tema a me caro).


Aspetto commenti!
gissssssssssssssIl vento fa il suo giro






 


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