mercoledì 8 ottobre 2008

Anna Politkovskaja


Ieri ricorreva l'anniversario della morte - per omicidio - della giornalista russa Anna Politkovskaja.

1958. Nasce a New York da genitori diplomatici.
1999. Dopo aver lavorato per il giornale Izvestija, comincia a seguire per la Novaja Gazeta il conflitto in Cecenia.
2001. Vince il Global award di Amnesty International per il giornalismo in difesa dei diritti umani.
Ottobre 2002. Accetta il ruolo di negoziatrice durante l'assedio del teatro Dubrovka di Mosca.
2003. Vince il premio dell'Osce per il giornalismo e la democrazia.
Settembre 2004. Subisce un tentativo di avvelenamento mentre è in volo verso Beslan, durante il sequestro nella scuola.
7 ottobre 2006. Viene uccisa a Mosca.


"Pubblico pochi commenti, perché mi ricordano le opinioni imposte nella mia infanzia sovietica. Penso che i lettori sappiano interpretare da soli quello che leggono. Per questo scrivo soprattutto reportage, anche se a volte, lo ammetto, aggiungo qualche parere personale. Non sono un magistrato inquirente, sono solo una persona che descrive quello che succede a chi non può vederlo. I servizi trasmessi in tv e gli articoli pubblicati sulla maggior parte dei giornali sono quasi tutti di stampo ideologico. I cittadini sanno poco o niente di quello che accade in altre zone del paese e a volte perfino nella loro regione.

Il Cremlino ha reagito cercando di bloccare il mio lavoro: i suoi ideologi credono che sia il modo migliore per annullare l'effetto di quello che scrivo. Ma impedire a una persona che fa il suo lavoro con passione di raccontare il mondo che la circonda è un'impresa impossibile. La mia vita è difficile, certo, ma è soprattutto umiliante. A 47 anni non ho più l'età per scontrarmi con l'ostilità e avere il marchio di reietta stampato sulla fronte. Non parlerò delle altre gioie del mio lavoro – l'avvelenamento, gli arresti, le minacce di morte telefoniche e online, le convocazioni settimanali nell'ufficio del procuratore generale per firmare delle dichiarazioni su quasi tutti i miei articoli. La prima domanda che mi rivolgono è sempre la stessa: "Come e dove ha ottenuto queste informazioni?".

Naturalmente gli articoli che mi presentano come la pazza di Mosca non mi fanno piacere. Vivere così è orribile. Vorrei un po' più di comprensione. Ma la cosa più importante è continuare a fare il mio lavoro, raccontare quello che vedo, ricevere ogni giorno in redazione persone che non sanno dove altro andare. Per il Cremlino le loro storie non rispettano la linea ufficiale. L'unico posto dove possono raccontarle è la Novaja Gazeta".


3 commenti:

  1. qui potete trovare alcuni ritratti di Anna Politkovskaja (fotografie di Jean Luc Bertini)

    http://faces-presse.com/galerie/index.php?photo=564116

    Ruggi

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  2. Caspita,
    tuo cugino ha fotografato anche la Politkovskaja, forte.

    A pensarci mi vengono i brividi (intendo: mi vengono i brividi a pensare che una giornalista possa essere uccisa per la sua attività di giornalista. O forse mi vengono i brividi a pensare alla qualità del giornalismo nostrano).
    gis

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  3. mi raccontava che quando l'ha fotografata lei era molto nervosa e tesa, e viveva nella paura.
    infatti poco dopo è stata uccisa...

    Ruggi

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